Il termine “terapia nutrizionale medica” è stato introdotto nel 1994 dall’American Dietetic Association per articolare meglio il processo di terapia della nutrizione. È definito come l’uso di specifici servizi di nutrizione per trattare una malattia, un infortunio o una condizione e comporta due fasi: 1) valutazione dello stato nutrizionale del cliente e 2) trattamento, che include la terapia nutrizionale, la consulenza e l’uso di integratori nutrizionali specializzati.

Per quanto riguarda il diabete, esistono prove che dimostrano che la “terapia nutrizionale medica” può migliorare gli esiti clinici riducendo al contempo il costo della gestione del diabete. Quindi come parte dell’approccio multidisciplinare alla cura del diabete anche la nutrizione e l’ esercizio fisico sono utili al monitoraggio della glicemia e dell’assunzione di  farmaci.

Studi di meta-analisi sull’educazione al diabete e una varietà di metodi di perdita di peso hanno dimostrato che l’intervento nutrizionale ha il più ampio effetto statisticamente significativo sul controllo metabolico e sulla perdita di peso. Inoltre, grazie a questi studi cresce l’evidenza che “l’educazione al diabete” in generale, è efficace nel migliorare le conoscenze, le abilità, l’aggiustamento psicosociale e il controllo metabolico, e può evitare sia la progressione del diabete di tipo 2 , sia l’insorgenza di altri disturbi della sindrome metabolica collegati al diabete. In merito a queste evidenze, l’ Associazione Diabetici Federico II Napoli Onlus si è preoccupata di inserire all’interno del suo team di diabetologi anche la figura del nutrizionista, volta alla collaborazione, attraverso dei corretti input e consigli alimentari, per la cura del diabete di tipo 2.Conoscere come effettuare la conta dei carboidrati, utile a quantificare le unità di insulina da somministrare, la piramide alimentare , la distinzione dei vari carboidrati e quali preferire rispetto ad altri; conoscere effettivamente i processi metabolici che avvengono nel nostro organismo e sapere anche che tipo di attività fisica è più consona, sicuramente può dare al paziente un accettazione e un presa di coscienza della “malattia” più completa