Qualora una persona con un reddito basso volesse intentare una causa civile può usufruire di una forma di aiuto e/o contributo economico da parte dello Stato?

Risponde:
Avv. Fabio Cerrito
iscritto all’Albo degli Avvocati di Napoli


Per i soggetti con un basso reddito la legge prevede l’istituto giuridico del gratuito patrocinio a spese dello Stato. Vi possono accedere i titolari di reddito annuo imponibile, risultante dall’ultima dichiarazione, non superiore a € 11.493,82. Se l’interessato convive con il coniuge, con l’unito civilmente o con altri familiari, si tiene conto dei redditi di tutti i componenti della famiglia conviventi. Quando tuttavia si intende promuovere una causa contro un familiare convivente, in tal caso si tiene conto del reddito personale e non di quello della famiglia.

Coloro che vengono ammessi al gratuito patrocinio possono richiedere la nomina di un avvocato (iscritto nelle liste del gratuito patrocinio) e la sua assistenza a spese dello Stato, purché la pretesa che si intende portare in giudizio non risulti manifestamente infondata.
Possono richiedere l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato i cittadini italiani, gli stranieri, regolarmente soggiornanti sul territorio nazionale, gli apolidi, gli enti o associazioni che non perseguano fini di lucro e non esercitino attività economica.
La domanda va presentata alla Segreteria del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati del luogo dove ha sede l’Ufficio Giudiziario competente per la causa che si vuol inoltrare o che è già in corso. Il Consiglio dell’Ordine deve decidere entro 10 giorni se accogliere o rigettare la domanda. Quest’ultima va corredata non solo dei documenti comprovanti il reddito ma anche di quelli che si intende presentare nel futuro giudizio a sostegno delle proprie ragioni.
Se la parte ammessa al gratuito patrocinio rimane soccombente nel giudizio, non può beneficiare del gratuito patrocinio per proporre impugnazione. Inoltre, l’ammissione al gratuito patrocinio nel processo civile, non comporta che siano a carico dello Stato le spese che la parte ammessa sia condannata a pagare all’altra risultata vittoriosa.